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giovedì, maggio 24, 2007
(Narrativa)
Cosmo Blues Hotel (Edizioni Clandestine, autore: Stefano Lorefice)estine(2004)
(Poesia)
L'esperienza della pioggia,(Campanotto Editore, autore: Stefano Lorefice)mpanotto Editore(2006)
Budapest Swing Lovers,(Edizioni Clandestine, autore: Stefano Lorefice) Clandestine(2004)
Prossima Fermata Nostalgiaplatz,(Editrice Clinamen, autore: Stefano Lorefice)
Dove si trovano i libri? Come fare ad acquistarne copia? Cliname
Andate dal vostro libraio di fiducia con i dati (Titolo, autore, casa editrice) ed ordinate la copia del libro che vi interessa: ormai tutti i librai hanno una banca dati informatica, dove si trovano tutte le uscite degli editori.n(2002)
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11:34
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mercoledì, gennaio 18, 2006
Cosmo Blues Hotel di Stefano Lorefice
Una recensione di Erika Pucci
Ed. Clandestine 2004
120pp Euro 8.50
Collana Narrativa Tascabile
"Diventa una voce puttana, una voce che se non stai attento ti scopa" (pg.68).
Ed è questo che la voce dentro al libro fa con l'anima del lettore. CBH è una raccolta di racconti brevi di un giovane scrittore che ha all'attivo già un paio di raccolte di poesia. Ciò che colpisce nell'epidermide del testo è indubbiamente il linguaggio, sintetico, rapido, tagliente, colorato da espressioni tratte dal parlare quotidiano che sanno trasmettere in modo efficace le diverse, eppure vicine storie narrate, mantenendo nel sottovoce la poeticità del raccontare. Storie che scorrono come episodi di uno stesso film o come atti di un poema estremamente moderno, ognuna delle quali dal taglio indubbiamente personale, ma legata indissolubilmente alle altre per la "cifra" che l'autore dimostra di avere. La maggior parte degli episodi sono istantanee in movimento su piccole grandi vite delle nostre metropoli. Il ritmo narrativo è serrato, di certo il timing, l'incedere del discorso è uno dei punti di forza di questo tipo di narrativa, capace di avvicinarsi senza perdere la sua identità a suggestioni puramente musicali e cinematografiche dal punto di vista estetico. Addentrarsi nella sequenza delle storie di CBH è come entrare in un cono che lentamente penetra sempre più a fondo. Se il primo racconto è leggermente spiazzante per il lessico del tutto sfrontato, sebbene idoneo al tessuto narrato, l'autore ci sorprende per la capacità di condurci in un viaggio caleidoscopico in cui gli eventi, gli oggetti, i movimenti "raccontano" di per sé e apparentemente senza filtri l'anima delle storie, alcune al limite della fiction in pieno stile tarantiniano come Mister M, altre colorate di giallo e efficace noir (Exit babila). Una scrittura di carne che sfibra corde interiori. Ma in questa raccolta c'è spazio per tutti i colori, per tutte le sensazioni del quotidiano che attraverso il narrare sanno accogliere, coinvolgere, identificare il lettore: c'è spazio per la tenerezza, inframmezzati monologhi, divertiti neologismi (snutellare le scarpe,pg. 56) l'amicizia, il sesso, l'io. Indissolubilmente legati allo spazio, alla scenografia in cui la storia si muove: i luoghi qui non sono uno sfondo, perché essi stessi fanno la storia, come nel cinema di genere. Di certo la disposizione dei racconti non è casuale. C'è un disegno in crescendo, una sorta di girandola, un vortice a spirale che porta sempre più dentro. Per arrivare con sguardo disincantato sulla nostra seconda repubblica, fino nella suite finale con il blu-poesia nell'io più intimo dell'autore, in cui di certo si evincono anche i motivi dell'essere e dello scrivere di Lorefice, in un'ambientazione da hotel che fa pensare all'eleganza struggente degli interni di Kar Wai Wong, una suite che è quasi un lungo piano sequenza che scivola dentro nell'anima di chi scrive, e, quindi, di chi leggendo accoglie e si fa penetrare dalle parole. Queste ultime 12 pagine sono un autentico gioiello, che fa venire voglia di racconto lungo, di romanzo. E chi guarda nelle parole, in queste piccole grandi storie, si fonde con la musica che esse stesse creano. Perché in fondo CBH è anche questo: "Al Cosmo Blues Hotel le storie si fondono" (pg. 106).
Recensione apparsa su “Progetto Babele”-Speciale Recensioni (Gennaio 2006)
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venerdì, gennaio 06, 2006
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lunedì, ottobre 31, 2005
oltrenauta@hotmail.it
Questa è la mail per contattarmi direttamente.
Cercherò di rispondere a tutti, però siate pazienti.
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19:52
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mercoledì, agosto 10, 2005
Tutta
la Forza della Poesia (IV Edizione)
Incontro con i poeti T. Rossi e S. Lorefice
Stefano Lorefice è l’ultimo giovane poeta presentato. Poeta che già ha all’attivo tre libri, due di poesia, “Prossima Fermata Nostalgiaplatz” e “Budapest Swing Lovers”, ed un libro di racconti “Cosmo Blues Hotel”. Un poeta anomalo quindi, esordiente solo a metà perché già molto conosciuto negli ambienti letterari. La sua è una poesia incisiva, icastica, che parte forse dagli occhi per fermare un momento e dargli forza, estasi. Contano molto i luoghi da cui proviene la poesia, prevalentemente stanze d’hotel, con il fumo di sigaretta che dà fastidio, con un sottofondo jazz e la pioggia fuori dal vetro. Importante ma non essenziale per isolarsi, diventare esso stesso via di fuga o punto di inizio. Un interstizio tra la realtà e la bellezza. E’ allora una poesia che interroga il silenzio, i contorni perché “si sta soli quando si scrive davvero” e si crea uno spazio, un senso compiuto e miracolosamente equilibrato solo compiendo “una migrazione d’eccessi”. E’ poesia vera quella di Lorefice, un lirismo assorto che circoscrive il dolore guardandolo negli occhi, in modo pacato e lucido, usando le minuscole, aggrappandosi all’idea che la poesia è il modo per capire e farsi capire. “…quell’amore bisbigliato/ che si sussurra appena/ ai risvegli/ la mattina/ quelli che ancora sei lì accanto.”
Il Gazetin- Giugno 2005
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18:36
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Cosmo Blues Hotel(S. Lorefice)
Un resoconto fumoso della Milano notturna si fonde con immagini di poesia maledetta della Parigi più intima. Storie di viaggi fisici e mentali, in cui omicidi e sesso si confrontano con studi universitari e musica non propriamente commerciale. I personaggi dei racconti di Stefano Lorefice assomigliano a pedine impazzite di un mondo giovanile di cui tutti conoscono le caratteristiche ma di cui spesso, per imbarazzo o frustrazione, si fa a meno di parlare. E’ una realtà surreale, che prende coraggio quando i suoi interpreti decidono di rompere gli schemi di una società in cui non ci si riconosce ma con la quale ci si deve confrontare. E Milano diviene la capitale ideale di una nazione frammentata della perdizione che vede come degne succursali Budapest, Torino e Bologna passando per Praga. “Cosmo Blues Hotel” è un andirivieni di sensazioni e stati d’animo che ripercorrono le vite di persone diverse tra loro ma unite da un’insofferente disturbo che nasce dalla ricerca di un equilibrio che si stenta a trovare.
-Liberalia-Agosto/Settembre 2005-
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18:33
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venerdì, luglio 08, 2005
“Cosmo Blues Hotel” di Stefano Lorefice
-Speak My Language-nr.7 (Claudia Parma)
Leggo Cosmo Blues Hotel durante il mio viaggio quotidiano di lavoro. E mentre lo leggo non c’è giorno che non guardi verso le desolazioni dei quartieri di Marghera a ridosso della ferrovia, nella calca infame del cemento e dell’inquinamento dove sono sicura si consumino storie del tutto simili, storie analogamente amare a quelle che a pennellate rapide e ruvide Stefano abbozza nel libro. E sono sicura che l’oppressione, il dolore, la paura di non essere capaci di stare in pari con il mondo si vivono nelle città grandi come Milano come pure serpeggiano nel piccolo; i mille svaghi, le mille possibilità, la variabile forsennata possono farti perdere il senso dell’identità ma, d’altro canto, anche la noia della normalità piatta uccide i “tuoi colori” e ti lascia in balia di un qualsiasi pretesto per evadere da un mondo cui non ti senti di appartenere.
I soggetti antitetici da cui nasce la forza espressionista del libro sono i ragazzi e le ragazze, gli uomini e le donne che camminano appesi al “filo della non-alienazione” ed il mondo che li circonda, che tenta di risucchiarli nel suo vortice di assurdità, di follia ad una velocità selvaggia ed incontrollata. E sono proprio la velocità, l’ossessione di arrivare prima della massa l’abominio da cui, narratore in primis, vogliono staccarsi i soggetti che incontriamo nei “quadri” del libro. Un colloquio di lavoro al trentaquattresimo piano è una fatica motoria e psicologica non indifferente. Narrato in prima persona il calvario che precede questo appuntamento, il mio
diventa un rifiuto sempre più marcato di andare dove sto andando…e l’agonia del viaggio diventa anche la mia di agonia, la somatizzo. Le auto incolonnate, la follia della coda e la lotta per conquistarsi un posto all’interno di questo serpente senza vita provocano addirittura un sentimento di odio, di repulsione verso la condizione stessa di esistenza cui siamo costretti. Per fortuna c’è la musica alla radio o sul cd che ne lima i contorni, ne placa la ferocia.
Questi esseri in equilibrio precario sul mondo, che di primo acchito sembrano quasi meccanicamente insensibili se pur distaccati dalla sua pazzia, si raggomitolano teneramente sul sesso come unico istante di condivisione in un realtà che permette di condividere poco o niente. Il sesso è molto presente nel libro, permette la liquefazione della rabbia della giornata, anche se spesso assume i caratteri della “scopata” animalesca e volgare e dell’orgia dove l’individuo ancora una volta si annulla.
La volgarità è sintomo della nostra era. Pensare di poter condensare in poche righe un probabile argomento di laurea, la natura della volgarità nei nostri tempi, sarebbe presuntuoso da parte mia. Ma Stefano mi dà l’occasione di fare una semplice riflessione, alquanto banale se vogliamo; come il sesso, anche la volgarità diventa valvola di sfogo e mezzo e strumento per convogliare nel linguaggio il malessere esistenziale, per far proprie parole che spesso sono vuote, assolutamente vuote ed usate pure a sproposito. Le 30 battute sferzanti che si incontrano lungo il percorso, le frustrate gergali, un linguaggio finalmente non asettico fanno smuovere il lettore dall’aurea di monotonia che probabilmente lo circonda ogni giorno.
Non c’è nulla di straordinario nel racconto, non sembrano tanto straordinari nemmeno gli episodi di cronaca che riusciamo ad intendere, così en passant, tra le righe leggere e stringate dello scrittore, il suicidio, l’assassinio, sembra che tutto rientri in un’allucinazione di normalità, come quando mezzobusti incravattati leggono al telegiornale di corpi mozzati e bambini gettati nella spazzatura. Il mondo di Stefano Lorefice non è un mondo straordinario. È un mondo di luci ed ombre, di dolori vissuti nel piccolo ed esasperati. È il mondo che viviamo nel nostro Cosmo Blues Hotel.
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giovedì, aprile 07, 2005
COSMO BLUES HOTEL: RACCONTI DI VITE STRALUNATE
esistenze che si consumano fra noia e sballo sullo sfondo di metropoli indifferenti
Stefano Lorefice, giovane autore del morbegnese con alle spalle due libri di poesia di buon successo di vendite ed ottima critica, si cimenta questa volta con la narrativa e confeziona per il lettore Cosmo Blues Hotel, raccolta di diciannove racconti, storie di vita metropolitana, gioventù allo sbando emotivo e sociale che si muove in un ambiente somigliante a quello fotografato da Irving Welsh nel suo celebre Trainspotting.
Sono, questi di Lorefice, ragazzi che possono avere vite pubbliche apparentemente equilibrate e comuni a molti, impegni di studio universitari, per lo più, in certi casi anche dei lavori sicuri e delle relazioni sentimentali che durano nel tempo, ma per i quali tutto ciò è labile, è finzione pronta a sgretolarsi in una notte da buttar via, fra alcool, canne e sesso svogliato.
I personaggi vivono spesso la notte, complici droghe e tradimenti di amori e di amicizie; sembrano passare con estrema leggerezza da una quotidianità ad un'altra, cambiando partners, case, compagni di avventure come se tutto li sfiorasse solamente, senza un loro reale coinvolgimento.
Le loro storie sono permeate da una percezione di obnubilamento, un esserci indefinito, la sensazione di galleggiare sulla vita al ritmo di una colonna sonora rumorosa e che spesso confonde.
Esistenze che si trascinano per arrivare alla sera e potersi stordire, ognuna nella propria solitudine, a volte con conseguenze drammatiche; sullo sfondo un suicidio, aggressività che d'improvviso scoppiano e sconvolgono tutto...
Ma ad affiorare talvolta è anche un bisogno inespresso di poter vivere in modo più autentico e ad essere chiamata in causa è forse l'intera società, quel cosmo che esiste davvero intorno a noi e che non dovrebbe condannare alcuno a vivere esistenze codificate e convenzionali, pena - se si agisce diversamente – l'esclusione e l'annientamento.
Nessuno dovrebbe affibbiare ad altri sogni che possono nascere solo dall'individuo stesso, nessuno dovrebbe sentirsi offeso se questi ultimi non corrispondono a quelle aspettative.
Nel fluire dei racconti, fra le ossessioni dei protagonisti e le situazioni paradossali, Lorefice scrive con stile immediato e con un linguaggio diretto e volutamente trasgressivo, il solo credibile per quelle realtà e quei personaggi, trovando comunque spazio per l'ironia di certe situazioni e battute.
Il tutto è accompagnato da un sound noise metropolitano che sottolinea ulteriormente il codice narrativo scelto, da A Perfect Circle ai Coldplay, dai Placebo ai REM e White Stripes...
L'impressione che resta è quella di una fauna stralunata - come definita dall'autore – che avrebbe bisogno, per incontrare se stessa e gli altri, di quel silenzio e di quell'ascolto introspettivo descritto nelle ultime pagine del libro. Per uscire dai coni d'ombra, spegnere il pulsante dell'autostordimento e concedersi maggiori intimità e magari la fortuna di rapporti più profondi e autentici, di innamoramenti finalmente maturi.
Del Piano Annagloria (Il Gazetin)
COSMO BLUES HOTEL
Edizioni Clandestine - 2004 - Pag. 116 - Euro 8.50
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17:31
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giovedì, marzo 31, 2005
Recensione apparsa su « Il Domenicale »
Titolo: "Budapest Swing Lovers" Ed.Clandestine
Autore: Stefano Lorefice
La poesia di Stafano Lorefice, nato in provincia di Sondrio nel 1977 e giunto con Budapest swing lovers (Edizioni Clandestine, Marina di Massa,MS, tel.0585/784698) alla seconda pubblicazione, dopo Prossima fermata Nostalgiaplatz, si presenta piuttosto griffata, ammiccante com’é a certa letteratura americana con i suoi titoli in inglese, con l’uso sistematico del minuscolo e la soppressione della punteggiatura, con il ricorso misurato a un plurilinguismo sensualistico, con la ritmica semplice ma scolpita di versi quasi a sé stanti che costruiscono per accumulo il testo, ma soprattutto con il tono brillante e i temi da viveur europeo della sua raccolta.
Ma c’é una discreta maestria nella sprezzatura di questi componimenti, che si sporgono a ogni verso oltre la letteratura cercando un dire sporco, una voce vissuta, senza pero cadere mai nel cattivo gusto, senza spezzare il registro complessivo con cadute clamorose, senza restare imprigionato nel repertorio pulp. I suoi quadri metropolitani, appena un poco “maledetti”, che che suggeriscono atmosfere da locali notturni e colonne sonore jazzistiche, si aggrappano ancora a un senso non tradito di letteratura, come dimostrano i tagli sghembi del pensiero che infiamma il resoconto dei viaggi e degli incontri: “ogni parola é un bacio passato in esilio”. Resta, anzi, francamente lirico il tentativo di rendere per frammenti stati d’animo sospesi.
“L’ego lirico rimane astratto e personale allo stesso tempo. Nei momenti d’intimità, dove l’Io incontra un “Tu” ascoltando, s’installa un movimento iridescente della poesia tra pubblico e privato, tra senso e comprensione, tra apertura sensuale e compiacenza sensitiva (comprensione). Qui, in un attimo intimo, si mostra la bellezza e la tragicità d’essere un soggetto allo stesso tempo sensibile e pensante” ha scritto Ansgar Lyssy nella prefazione.
Marco Merlin
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16:12
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Intervista apparsa su “La Provincia di Sondrio” (20.11.2004) a cura di P.Redaelli
Stefano, da che cosa nasce in te l’esigenza di fare poesia?
“Fare poesia” é in un certo senso prendersi per mano ed ascoltarsi.”Fare poesia” é un dirigersi verso il temporale più esposto, per vedere se i colori hanno le stesse tonalità che ci stupivano da bambini.L’esigenza di fare poesia é il bisogno di scrostare le emozioni dal cuore, di portarle fuori."
Cosa rappresenta per te la poesia?
Una grande responsabilità.Scrivere parole che assumono un significato, che ricreano un momento, che esprimono suoni, é assumersi un dovere preciso nei confronti del lettore.Il poter toccare il cuore della persona che legge é qualcosa di cui bisogna avere rispetto, é necessario, quindi, essere consci della responsabilità che ne deriva. Ci si deve rendere conte che il poeta é un mezzo,é un anello del passaggio:alla fine quello che é scritto sul foglio viene filtrato secondo le esperienze personali del lettore, e secondo le stesse viene vissuto. La poesia scritta perde forma e riacquista significato nelle sensazioni di chi la legge.Il poeta non si alza sopra la vita, bensi vi s’immerge, nell’impasto delle cose.
Perché nelle tue poesie fai uso di più lingue? E’ un risultato della tua vocazione al viaggio?
Semplicemente perché credo che che alcune lingue si prestino meglio ad essere “strapazzate”in determinati contesti. Poi, il mix fra lingua aggiunge musicalità e ritmo. Ho vissuto all’estero, e attualmente lavoro in Francia...é quindi inevitabile una policromia linguistica.Intendo la lingua come un’entità estensibile: nessun limita di nazionalità, completa compenetrazione fra gli idiomi. Vocazione al viaggio? Si, viaggiare mi piace, ma non credo sia il fattore scatenante per l’uso di altre lingue.
Che rapporto hai ancora con la natia Morbegno?
Ho frequentato le superiori a Morbegno, ed ho ancora qualche amico li. In bassa valle c’é un buon underground di gruppi musicali, e c’é gente che si dà da fare, orrganizzando manifestazioni di poesia che hanno ospitato importanti poeti, come Cucchi e Fiori
E tu, pensi di fare dello scrivere un lavoro?
Ovviamente é il sogno di tutti colore che scrivono, vedremo come andra a finire, soprattutto dal prossimo libro, visto che si tratta di prosa ed avrà potenzialmente un bacino di lettori più ampio.
Vivi tra letteratura, musica, cinema. Quali sono le tue fonti di ispirazione, o le cose che ti hanno più colpito?
Per la poesia direi tre opere:”Appena sotto le nuvole”, libro scritto dalla cantautrice Cristina Donà, “Fuoco Centrale” di Mariangela Gualtieri e “Gli Alleati viaggiatori” di Giancarlo Majorino.tra i libri citerei “Trainspotting” di Irvine Welsh, “Cacciatori di Teste” di John King,”C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo”di Efraim Medina Reyes, e poi John Fante, Raimond Carver, Dino Buzzati e moltissimi altri. Nella musica qualsiasi disco di Paolo Conte, Fabrizio De andré, molto post-rock tipo Placebo, musica che ingloba influenze jazz, elettroniche ecc...come gli ultimi album degli Ulver, penso ad un album come “Silence teaches you how to sing”, ed anche molti altri artisti. Mi colpi molto un film che vidi a Parigi qualche anno fa “Time Code”, con lo schermo diviso in quattro sequenze di recitazione indipendenti, che solo nel finale si unscono, non so se sia mai stato distribuito in Italia...poi apprezzo parecchio registi come Wenders, Tarantino, Allen.
Ultimamente ho amato molto “Bowling a Columbine”, il film/documentario di Michael Moore. Al di la di facili strumentalizzazioni politiche che ha subito, credo che la rappresentazione che Moore ha offerto di certi aspetti della società americana sia tristemente illuminante ed agghiacciante. Ho visto proprio ultimamente Fahrenheit 9/11 e mi é piaciuto a metà:ci sono pensieri sacrosanti, ma a volte le argomentazioni sono tirate per i capelli. A mio avviso stavolta Moore si é lasciato prendere un po’ la cinepresa...le argomentazioni addotte, poi, in alcuni casi sono pure inesatte...la volgia di affossare Bush ha preso troppo piede facendo un po’ perdere a Moore una certa freddezza di fondo che sarebbe risultata certamente più efficace. Non mi sono piaciute le troppe immagini dei feriti, e dei morti, e dei pianti...ho apprezzato invece le dediche finali. Credo comunque che un film di questo tipo palesi una volta ancora come sia estremamente facile dimostrare una tesi (giusta o sbagliata che sia) intervistando le persone giuste, riproponendo le giuste sequenze con un buon montaggio. Depreco in ogni caso la guraa, preventiva o non.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
E’ in uscita per Edizioni Clandestine “Cosmo Blues Hotel”, una raccolta di 19 racconti inediti. E’ un lavoro un po’ particolare perché i personaggi si rincontrano, si incrociano o influenzano indirettamente tutte le 19 storie, in un continuo riaffacciarsi e rischiamarsi. Il tutto ambientato in una cornice metropolitana come quella di Milano e Troino. Dopo l’uscita del libro, partiro per alcune letture in giro per l’Italia e saro presente con le mie opere alle fiere librarie nazionali di Torino e Roma, oltre che a quella internazionale di Francoforte. Sto lavorando ad una nuova raccolta di poesie e continuo a portare avanti il progetto del diario di viaggio “Cosmo Blues Hotel” in rete...vedremo...fortunatamente non ho ancora il fiatone.
A proposito di rete, qual é il tuo rapporto con il web?
Credo che la rete rappresenti una possibilità enorme di farsi conoscere. Ovviamente ci sono cose buone e cose da evitare. Ma non bisogna cadere nel facile luogo comune della rete come coacervo di bassa-cultura...anzi, oggi ci sonomoltissimi siti che spesso trattano di informazione, letteratura, musica et similia con la professionalità. Siamo nel 2004 e l’espansione della rete é un dato oggettivo...credo si giusto, quindi, cercare di svilupparene gli aspetti positivi, o potenzialmente tali. Per un artista l’esposizione che garantisce il “palcoscenico” non é affatto da sottovalutare...ovviamente per poi rimanerci, sul palcoscenico, bisogna avere veramente qualcosa da dire...ma questo giudizio spetta ai lettori.
Hai un consiglio-messaggio-avvertimento per un giovane che voglia dedicarsi alla scrittura?
Umiltà, e voglia di mettersi in discussione. Leggere, ed ascoltare.
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16:06
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lunedì, marzo 07, 2005
Cosmo Blues Hotel, Edizioni Clandestine Stefano Lorefice Stefano Lorefice è uno scrittore dalle grandi qualità. Ha pubblicato con Edizioni Clandestine Prossima fermata Nostalgiaplaz (2002), Budapest swing lovers (2003) ed ora questa serie di brevi racconti raccolti in Cosmo Blues Hotel. Mi piace, nei suoi racconti, la velocità che si respira, la successione di azioni che rendono i suoi testi idonei alla trasformazione in soggetti cinematografici alla Tarantino [...] frange idiosincratiche pulp in tutte le salse, ma, non è poco, si leggono tutto in un fiato senza cadute soporifere. Esempio: “Siamo stati a letto. Le piace come bacio, dice che bacio da innamorato. Dice che la gelosia è dannosa. Dice che se viene a letto con me è perché le va, punto e basta. Troia.” Alla prossima, Stefano. Osa con un bel romanzone. (Vertigine-R.Astremo)
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14:05
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sabato, febbraio 26, 2005
Titolo: "Cosmo Blues hotel" Editore: Edizioni Clandestine Autore: Stefano Lorefice verifica la presenza sugli scaffali nella rete LibrerieItaliane
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08:36
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lunedì, gennaio 31, 2005
Titolo: “Cosmo Blues Hotel” Editore: Edizioni Clandestine Autore: Lorefice Stefano C.B.H. è un libro fresco di stampa, l’autore Stefano Lorefice è un giovane di Morbegno, che ha già pubblicato, facendosi notare con le raccolte di poesia “Prossima Fermata Nostalgiaplatz” e “Budapest Swing Lovers”. Ora si presenta con questo suo primo libro formato da 19 racconti, tutti molto brevi, che descrivono in modo netto come vive un piccolo mondo che respira l’aria della metrò. I protagonisti sono uomini in cerca di ruoli e assestamenti e donne che consumano una sessualità senza amore, conducono un’esistenza caotica creandosi a modo loro una pseudo libertà, che non è altro che un modo per mascherare paure e inquietudine. C’è trasgressione nel linguaggio e negli atteggiamenti, si vive una specie di debilitazione fisica e psicologica provocata dal troppo fumo, alcol e canne. Un libro che mette in rilevo la mancanza di contatto umano o un contatto senza radici. Si vive con un subbuglio di conflitti, col quale non si vuole fare i conti. C’è un lasciar perdere, come se niente fosse importante, rapporti veloci e apparentemente superficiali che si consumano con un linguaggio sintetico e volgare.[…] Ma, dietro l’apparenza, alcune narrazioni ci danno un messaggio chiaro e anche pieno di significato, nonostante le relazioni sembrino misere e vuote, come se tutto non avesse senso, in realtà sotto c’è un cuore che vuole amare, ma invece di aprirsi si chiude verso un mondo che non comunica più. L’autore è bravo a cogliere un tipo di realtà di oggi e ce la ripropone con molta autenticità. In realtà si cerca di mascherare, dietro atteggiamenti ammutinati, i veri bisogni. In sintesi in questi racconti si urla l’assenza di amore, ma c’è ancora sarcasmo e speranza. L. Linardi (Centro Valle)
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11:05
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sabato, gennaio 22, 2005
Recensione apparsa su "Il Foglio Letterario" : "Cosmo Blues Hotel" -autore: Stefano Lorefice - Editore: Edizioni Clandestine- pag. 120, euro 8.50 Lorefice nei suoi due lavori precedenti, "Prossima Fermata Nostalgiaplatz" (Ed. Clinamen, 2002) e "Budapest Swing Lovers (Ed. Clandestine, 2004), ci aveva abituati ad atmosfere rarefatte, a piccoli componimenti poetici a cavallo tra canzone d'autore e film retro in bianco e nero. Giunto al terzo libro: la svolta. Abbandona la poesia e si cimenta (magnifica-mente) con la narrativa, terreno in cui aveva già fatto un'incursione nel 2003 all'interno dell'antologia "Dammi Spazio" (Ed. Il Foglio) con il racconto Rip-off artist, che ritroviamo in versione "free-jazz" in apertura di "Cosmo Blues Hotel". Il libro si propone come una raccolta di racconti, ma in realtà é un romanzo corale dove personaggi che vivono costantemente al margine descrivono una città che é solo "periferia". Una città devastata, feroce, gelida, che guarda insensibile le vicende di questi piccoli "insetti" che la abitano costretti a vivere di mille espedienti. Tra assenzio, metropolitane "gotiche", scopate di "sopravvivenza" e musica, Lorefice ci conduce per mano in un abisso in cui sembra non esserci fine. Colonna sonora ideale per la lettura: Nirvana, Madrugada, R.E.M. e gli AIR di "The virgin suicides". (Alberto Ghiraldo)
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08:39
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giovedì, gennaio 06, 2005
Stefano Lorefice [Morbegno(So) 1977]. Attualmente vive in provincia di Torino e lavora vicino a Chambery(Francia), dopo alcune parentesi a Budapest e Parigi. Ha Pubblicato: “Cosmo Blues Hotel” Edizioni Clandestine(Narrativa 2004) “Budapest Swing Lovers” Edizioni Clandestine(Poesia 2004) “Prossima Fermata Nostalgiaplatz” Editrice Clinamen(Carmina 2002) Cura il diario di viaggio Cosmo Blues Hotel
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16:30
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mercoledì, dicembre 22, 2004
Aggiornata la voce "distribuzione" di Cosmo Blues Hotel e Budapest Swing Lovers, con la possibilità di verificarne la presenza sugli scaffali delle Librerie Feltrinelli. Buona ricerca.
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16:47
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Titolo: "Cosmo Blues Hotel" Editore: Edizioni Clandestine
Autore: Lorefice Stefano Codice ISBN: 88-87899-07-0
Titolo distribuito su tutto il territorio nazionale.
Nelle Librerie Feltrinelli vedi dove è presente sugli scaffali cliccando qui (possibilità di ordinazione in qualsiasi Feltrinelli ove non sia presente)
Il Libro é comunque disponibile/ordinabile in qualsiasi altra libreria.
Ordinalo direttamente presso la libreria Online di Edizioni Clandestine con il 14% di sconto sul prezzo di copertina clicca qui
Il libro è distribuito anche da Internet Bookshop Italia e da Bol
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15:36
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venerdì, dicembre 03, 2004
Titolo:“Budapest Swing Lovers” Edizioni Clandestine
Autore: Stefano Lorefice
Quelli del titolo sono amanti dello swing di Budapest o amanti di Budapest che dondolano? Poco importa, in fondo, perché Stefano Lorefice sembra più attratto dal suono delle parole che dal loro significato e “Budapest Swing Lovers” è un bel titolo per una raccolta di emozioni, sensazioni fatte verbo, attingendo da più lingue (inglese, francese, spagnolo) e alla loro musicalità intrinseca, quasi a voler ribadire un’eterna vocazione al viaggio.
Lorefice è scrittore sensibile, attento agli spostamenti del cuore, alle sonorità nascoste in una frase, al particolare che si imprime nella mente in una visione ellittica del tutto. Così, si può pensare a questo “Budapest Swing Lovers”, più che come ad un libro da leggere pagina dopo pagina, ad un’agenda emozionale, alla quale attingere casualmente, senza un percorso ben definito.
Si veda, per esempio, la poesia che dà il titolo, la title-track, se questa fosse una collezione di canzoni:
“sabbia verticale sulle mani
il passo esprime movimento e tonalità
due sigarette bastano
estremi punti d’una storia
il respiro caldo sulla tua pelle
il Danubio
linee blu
come il suono di un solo bacio
dato con cura
per non perdere amore”
Lorefice è del resto un vagabondo che corre per le strade della mente, seguendo tracciati irregolari fatti di scarti e cambiamenti di ritmo, (proprio come nel jazz, proprio come nella musica di Frank Zappa) eppure rigoroso nel lavorare di fino, nella selezione delle parole, come un abile artigiano in cerca dell’utensile appropriato.
Prendiamo “highways as a jazz chord”
“sentieri in controtempo
equilibrismi da insofferenza
per i sensi astratti che ancora mi concedo
punti distorti di quadrifonie leggere
pezzi fusion che si accennano reciprocamente
creando onde ad altissime quote interiori
lungo autostrade come un accordo jazz”
Le parole si sa, possono tagliare, azzannare ma anche blandire, accarezzare e mille altre cose ancora. E il poeta si rivela anche abile fotografo, capace di scegliere il momento giusto per scattare la sua istantanea, facendosi guidare da una curiosità affinata in tanti viaggi.
Le sue poesie accompagnano il movimento, lo assecondano, lo suggeriscono. Ma lo anticipano, anche. Come nella conclusiva “evanescence” , quasi un haiku giapponese.
“forse i viaggi concluderanno i ritorni
i laghi conosciuti
l’ora esatta di ogni tramonto”
Perché, in fondo, è tutto molto semplice:
“…scrivo di sera
di solito osservo le parole
e sto seduto
poco altro
non ho valide alternative”
(Just words)
-La Provincia di Sondrio- P.Redaelli-
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20:47
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martedì, novembre 02, 2004
L'Editrice Clinamen promuove una trentina di titoli fino al 15 Dicembre...fra questi anche il mio primo libro:
Stefano Lorefice Prossima fermata Nostalgiaplatz Euro 6.70 invece di Euro 10.50
Per acquistare il libro è sufficiente inviare una e-mail a editrice@clinamen.it specificando il proprio nominativo e indirizzo, il titolo del libro e il numero delle copie. Il pagamento avverrà in contrassegno, pagando al postino al momento del ricevimento del volume. Le spese di spedizione e di imballo sono a totale carico della Editrice Clinamen.
p.s. per leggervi le recensioni fate un salto sopra e cliccate sul titolo del libro "Prossima Fermata Nostalgiaplatz"
offerta valida solo per ordinazioni via internet, non per acquisti in libreria. www.clinamen.it per info
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20:45
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domenica, ottobre 24, 2004
Budapest Swing Lovers, Stefano Lorefice, Edizioni Clandestine.
Seconda raccolta di poesie per il giovane autore lombardo, che con questa plaquette si inserisce a pieno diritto nell'underground della poesia italiana più contaminata da influssi musicali e atmosfere metropolitane. Una prova interessante, soprattutto nei suoi risvolti più intimisti, in cui l'autore piega le suggestioni più scure e malinconiche a proprio vantaggio, riuscendo pienamente nella descrizione di moti interiori e stati d'animo. Opera estremamente coesa in grado di far presa sui più diversi lettori.
-Daemon-Libri e Culture Artistiche-
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20:24
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domenica, agosto 29, 2004

"Cosmo Blues Hotel" Edizioni Clandestine
Autore: Lorefice Stefano
disponibile o ordinabile in tutte le librerie.
Un filo sottile, ma di un rosso acceso, a tenere unite delle storie. Volti che si sfiorano, nomi che ritornano, destini che si intrecciano in un lampo improvviso e che subito risprofondano nella folla indistinta, tra le auto parcheggiate in seconda fila. Il Cosmo in cui si consumano queste vicende è quello veloce e sfuggente della città, dell’adesso, del quotidiano scorrere di volti, fatti, momenti, seppur macchiati talvolta da un’ironia surreale ed inclemente, che in riflessioni rapide, a volte misogine, a volte amare, prendono in giro la misoginia e l’amarezza stesse. Racconti svelti, svegli, come svegli stanno a lungo i personaggi, nelle albe torbide di smog e frequenze televisive seguite controvoglia. L’aria è quella inconfondibile delle metropolitane, l’odore stagnate di troppe persone che non riescono più a venirsi incontro e chiedono aiuto alla musica, agli addittivi, alla volgarità – che è pur sempre un modo per uscire dagli schemi. In tutto questo c’è come una violenza sottesa che circola come un gas, che è poi la violenza dell’esser lasciati soli, del sesso tra tutti dove nessuno conta davvero, della voglia di saltare anche se è troppo alto. All’uomo di oggi è richiesto di andare spedito, di raggiungere in fretta le mete prestabilite, non importa con che mezzi, purché la testa sia spenta. Ecco che allora i personaggi ritratti in Cosmo Blues Hotel si figurano come anti-eroi che cercano di sopravvivere, per come possono, all’alta velocità, prendendo in giro personaggi televisivi, donne facili, pazzi armati… la stralunata fauna umana dell’oggi.
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10:25
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Titolo: "Budapest Swing Lovers" Editore: Edizioni Clandestine
Autore: Lorefice Stefano Codice ISBN: 88-87899-89-4
Titolo distribuito su tutto il territorio nazionale.
Nelle Librerie Feltrinelli vedi dove é presente sugli scaffali cliccando qui (possibilità di ordinazione in qualsiasi Feltrinelli ove non sia presente)
Il Libro é comunque disponibile/ordinabile in qualsiasi altra libreria.
Oppure presso la libreria Online di Edizioni Clandestine con il 15% di sconto sul prezzo di copertina clicca qui
Il titolo è distribuito anche presso Bol ed Internet Bookshop Italia
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10:24
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Titolo:Prossima Fermata Nostalgiaplatz
Autore: Stefano Lorefice
Editrice Clinamen ( www.clinamen.it )
libro ordinabile direttamente presso l'editore editrice@clinamen.it a prezzo di copertina( le spese di spedizione sono a carico della casa editrice)
oppure ordinabile nei punti vendita segnalati dall'editore su www.clinamen.it
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10:18
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lunedì, luglio 19, 2004
è uscito "Budapest Swing Lovers" Edizioni Clandestine, nelle migliori librerie
via mail info@edizioniclandestine.com
disponibile su www.internetbookshop.it www.gullivertown.com www.ita-bol.com
da "Kult Virtual Press":
La prima cosa ti colpisce sfogliando Budapest swing lovers di Stefano Lorefice, sono i titoli in inglese, bellissimi, intesi, già poesia solo quelli; e il multilinguismo di alcune poesie, tante lingue che si confondono, sussurri di significato che si celano nella musicalità del ritmo poetico privo di rima; e ancora la totale mancanza di punteggiatura, le parole isolate nella pagina, dove gli spazi bianchi acquistano un fondamentale valore, in quanto spazi del silenzio.
Poi inizi a leggere e molto ti sembra oscuro, sei quasi disorientato. E a rileggere, e solo allora inizi a capire come si compongono le frasi ed entri in sintonia con il ritmo lento del testo. Rileggendo riesci a collegare certi accenni e a interpretare il codice di analogie, di simboli, di sinestesie e ti inoltri dove lo scrittore ti vuole condurre, ti lasci guidare dalla musica verso sentieri sommersi (uno sguardo che diminuisce la distanza/fra un punto e l'altro/rapporto di progressivo annullamento tra inizio e fine/applicare leggi mute ad un solitario battito d'ali /ascoltando sentieri sommersi...).
Il ricorrere di alcune strutture tematiche ti porta a un continuo approfondimento della comprensione. Percorrendo i temi principali (il viaggio, l'amore e il sesso, la metropoli piovosa, alienante, veloce e innaturale, gli interni claustrofobici con la strada e la città fuori oltre il vetro, l'oceano, il mare, ma soprattutto la scrittura e la poesia) si ha la sensazione di essere sospinti verso uno sprofondare lento e modulato, attratti dai vortici concentrici degli abissi del significato. Rileggendo più volte il testo o anche solo singoli versi (e capita di farlo, perché sono bellissimi e di grande forza espressiva) il lettore sperimenta un avvicinamento concentrico alla dimensione suggerita dal poeta.
Lorefice utilizza in modo sapiente le parole del linguaggio comune; maneggiandole e manipolandole come fossero colori, o meglio ancora, come fossero note, le combina in soluzioni impreviste che aprono nuove possibilità linguistiche e cognitive per arrivare a risultati di visibilità estrema (uno sparire logico su pianure a visibilità estrema); scardina i nessi logici e sintattici in frammenti-fotogrammi, dando vita a un linguaggio teso, energico, moderno.
Anche il multilinguismo non rappresenta l'incomunicabilità della realtà contemporanea, come in un primo momento può sembrare; al contrario, rileggendo, ti accorgi che l'accostamento di lingue diverse dilata il senso a una dimensione nuova creata dal suono, nella quale l'elemento ritmico si fonde con il significato delle parole e lo completa. La lingua straniera aumenta la concentrazione del lettore che in un primo momento tenta correlazioni semantiche tra titolo e testo, e cerca di ricostruire i collegamenti logici nella sintassi destrutturata, per poi arrendersi all'istinto e alla musicalità evitando sterili e inutili operazioni concettuali.
La parola di Lorefice è scelta, studiata, essenziale, assoluta, di grande valore evocativo, non descrive, ma lascia intendere l'esistenza di percorsi nascosti, atmosfere, luoghi, personaggi. Le frasi brevi, veloci e il minimalismo sintattico e stilistico (substrato minimale sul fondo/ ... /costruzioni minimali in ogni frase/basi estetiche) portano la parola al limite del silenzio, agli archetipi, ai segreti che nascondono le acque (scompone la nebbia/sussurrando la formula segreta delle acque/ ... / la purezza di ciò che neanche gli oceani raccontano).
L'atto conoscitivo avviene nel silenzio misterioso, nel quale si dissolvono disequilibrio, disarmonia e dissonanza.
Come in molta filosofia orientale, dal vuoto e dal silenzio hanno origine le forme. Ricorrente nella lirica di Lorefice l'immagine del cerchio, di ciò che è circolare, simbolo dell'eterno moto dello spirito verso l'alto. La geometria concentrica è il ritorno all'inizio, all'essenza oltre il fenomenico. Dalla percezione del vuoto si arriva alla profondità della coscienza (coscienza di sé/ ... /riflette il silenzio liquido/aggiungendo alla percezione la quiete del vuoto). Il poeta, nel processo creativo, resta al limite, ai confini del silenzio, solo sui margini dell'abisso (si sta soli/quando si scrive davvero/ ... /accetto il confine/il limite d'appartenere al silenzio/ ... /sono al confine di un ritmo jazz/posa ricercata sotto la superficie/continuo movimento di avvicinamento/mi ascolto meglio/ ... /credo d'esistere per il silenzio). Lorefice, in queste liriche metropolitane, crea una realtà nuova utilizzando tonalità fredde, geometriche, blu, colore ricorrente nel testo, colore del cielo, dell'acqua, del fiume, del mare, dell'oceano, della quiete e della coscienza, e utilizzando i ritmi lenti e malinconici del blues, dello swing, del jazz.
Sinestesie uditive e visive si intrecciano quando il poeta parla della poesia e della poetica (sono un artista/mimo il silenzio dell'iride/cambio lo sfondo/dei tuoi occhi che ascoltano/ ... /scrivo di sera/di solito osservo le parole). La scrittura è osservazione, riflessione, lentezza, è ascolto.
La tecnica poetica utilizza gli strumenti della musica, della pittura, della fotografia. E nei suoi fotogrammi, nelle riprese ravvicinate, quasi fossero realizzate con un teleobiettivo, il poeta elimina gli sfondi, che restano dietro, invisibili, nascosti, comprime i piani e annulla la sensazione di profondità dell'immagine, ne esclude il contesto. Istantanee, prive di sfondo, che la parola evocando crea (azzera la sensazione di profondità/una o due frasi veloci/linee che ho scoperto chiudendo gli occhi).
Gli oggetti, gli ambienti, i personaggi, mai espressi nel dettaglio, mai visti direttamente, sono come riflessi in una pozzanghera, in prospettiva capovolta; oppure sono filtrati attraverso la nebbia o il fumo denso di una sigaretta, in una luce soffusa, suggeriti dalle sfumature più che dal colore stesso, sono visti tramite una sorta di fade (collasso di tutti i cromatismi ad un unico limite), in quel contrasto sfumato di luce e ombre che si ottiene socchiudendo gli occhi, perdendo la visione nitida di ciò che ci circonda, fino al buio completo degli occhi chiusi. Ma gli occhi chiusi del poeta non sono occhi ciechi, sono occhi che, ascoltando, toccano la visibilità estrema di significati reconditi (a volte chiudo gli occhi piano/per gustare il momento/lo sfumare delle immagini attorno alla luce/ ... /parole fra le dita/la quiete possibile/di chi spegne la luce ed ascolta/essendoci ancora).
Da leggere e rileggere, con sottofondo jazz o blues, in una giornata di pioggia, lasciandosi trasportare, dal funambolismo sonoro, verso la dimensione misteriosa dei cieli capovolti che il poeta, icaro ribelle, lascia solo intravedere...
da "Vanishing point":
Per gustare fino in fondo questa raccolta di poesie è necessaria una colonna sonora adeguata. Perché ogni pagina rappresenta una storia, il fotogramma di un film, un incipit…un’emozione da centellinare, trattenere sulla lingua come lacrime di buon vino da assaporare nell’elogio della lentezza. Ritmata, però. Un andamento musicale che non si interrompe mai, armonico.
Versi moderni, dove la mancanza di rime non sta a significare assenza di proporzioni. Al contrario, ogni composizione brilla per la linearità e l’accuratezza nella scelta delle parole, magari in idiomi diversi, ma mai estranee alla storia che si vuole raccontare.
Poesie da leggere a voce alta, ma con un timbro basso, rassicurante. Scandendo bene ogni singola sillaba a partire dai titoli in inglese che da soli giustificano la lettura.
da "Il Potere e la Gloria":
Non è mai facile recensire una raccolta poetica: vuoi perchè forse non esistono canoni universalmente stabiliti per giudicarne il valore, vuoi perchè è un genere così intimo e personale che può suscitare emozioni diversissime di lettore in lettore (e spesso anche di lettura in lettura).
Ad ogni modo Stefano Lorefice, giovane poeta lombardo già alla sua seconda raccolta, riesce in quello che è il compito più arduo ed insieme più importante per una raccolta di versi: la creazione di un mondo a parte, con proprie regole e leggi. Ed il mondo di Lorefice è un mondo che si muove a ritmo di jazz, fusion, swing, che si aggira per le strade di grandi città uggiose, che vive in metropolitana o nei luoghi più bui e fumosi. Ed è un mondo, soprattutto, regolato dalla parola: ogni termine è studiato, adattato, misurato per la poesia in cui si trova, nessun suono prodotto dalla lettura risulta alla fine casuale, non voluto. Un lavoro sul linguaggio ammesso anche dallo stesso poeta, in 'Just words', una delle liriche più interessanti: «scrivo di sera / di solito osservo le parole».
Versi che, insomma, non stonerebbero come testi di canzoni jazz, tristi, malinconici, frammenti di storie che più che al cervello parlano all'anima, poesie più d'atmosfera che cerebrali, pur senza disdegnare alcuni passaggi importanti. Una poesia che si potrebbe dire ambient, traslando le definizioni musicali: e una poesia che è infatti soprattutto musica.
da "speaker's corner":
Questo secondo libro di Lorefice riprende il cammino dove il primo (Prossima Fermata Nostalgiaplatz) l’aveva interrotto. Dopo aver fatto parlare di se con una raccolta coraggiosa come “Nostalgiaplatz”, con una poetica priva di rime, fortemente influenzata da quella stirpe metropolitana che si è affacciata negli ultimi anni, multietnica, multilingue…Lorefice si presenta all’appuntamento con la sua seconda opera poetica maturato, conscio dei propri mezzi (oggi può essere inequivocabilmente annoverato fra le voci più forti ed originali del panorama poetico italiano), e non sbaglia. Bissare il successo di critica del primo libro non appare cosa difficile dopo aver letto “Budapest swing lovers”. Se possibile, Lorefice, si addentra ancora di più in quei luoghi che hanno contraddistinto le suo opere: le persone al limite, border, “l’amore ematico” come direbbe un certo Samuel, quella ritmica un po’ jazzata, un po’ post-rock di cui sono intrisi tutti i suoi versi. Va sottolineato l’uso di lingue diverse: spagnolo, francese, inglese, italiano…quasi a voler rimarcare la multietnicità metropolitana…propria di ambienti dove il concetto di “io” superiore si destruttura e si ricompone in molteplici immagini che Lorefice delinea con liriche secche, dirette, prive di compiacimento. Ogni poesia, permane anche in questa raccolta la particolarità dei titoli tutti in inglese (scelta quantomeno azzeccata), vive di luce propria, ma l’intero libro potrebbe tranquillamente essere un viaggio…descritto a piccole frasi, sussurrato, urbano. Niente di classico, ma chi ha già letto Lorefice, sa che dall’autore non ci si può aspettare questo tipo di cose; piuttosto un tentativo, felicemente riuscito, di portare la poesia al passo con una generazione border, destrutturata, che trova la sua “rinascita” in pensieri/versi che si muovono, come scrive A.Ghiraldo nella prefazione, sulle note di una canzone manifesto: “The end” dei Doors…
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13:03
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domenica, aprile 18, 2004
prossimi libri in uscita:
Maggio 04: "Budapest Swing Lovers", Edizioni Clandestine, collana poesia.
Novembre 04: "Cosmo Blues Hotel", Edizioni Clandestine, collana genera-zone (narrativa).
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02:00
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domenica, marzo 21, 2004
Recensione apparsa sul sito Zero In Condotta
“Prossima Fermata Nostalgiaplatz” Stefano Lorefice ( www.oltrenauta.net.ms )
Collana «Carmina», 7 ---ISBN 88 8410 028 3--- Editrice Clinamen ( www.clinamen.it )
Scrivere poesia come una canzone post-rock ed un pacchetto di sigarette. Questo mi viene in mente. Lorefice ha esordito nel 2002 con questo bellissimo libro di 50 pensieri/poesie. Una poetica indissolubilmente legata ad una vita filtrata, tagliata, tirata. Variazioni che si spostano agili sui sentimenti, rime assenti. Un libro di poesia, e di non-poesia. Poesia contemporanea? Si, forse, direi più vita vissuta. Ogni singola parte del libro contribuisce a delineare un momento, un personaggio; non necessariamente Lorefice. Il bello di questo libro è che ciascuno, leggendolo e filtrandolo secondo esperienze personali, può ritrovare un po’ di se stesso. Lorefice ha la grande dote di saper ascoltare, osservare, e dipingere queste situazioni. E’ un libro che si legge velocemente perché spinge l’occhio, quasi in un automatico desiderio, a continuare fra le pagine; fra le pause create, fra i silenzi scritti e quelli accennati. Lorefice de-struttura il senso compiuto di ogni componimento, portando il livello di comprensione a sensazione pura. Mi sono ritrovata con le frasi di questo libro che mi giravano per la testa. Mi sono ritrovata con le frasi di questo libro che mi sussurravano verità conosciute, momenti vissuti e perduti nella memoria.Un libro legato alla città, alle metropoli, alla frenesia inconsapevole d’oggi. Un libro che rivela intensità. Un autore giovane all’inizio di un viaggio, un poeta contemporaneo all’inizio del proprio percorso artistico. Consigliato a chi crede nel valore della poesia contemporanea, consigliato a chi crede che la poesia sia in primis vita.
-Lia Petrelli-
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17:51
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venerdì, marzo 19, 2004
"Prossima Fermata Nostalgiaplatz" Ed. Clinamen(2002)
-recensione apparsa sul sito Mielenero (Lisa Massei)-
Se leggendo questo libro qualcuno dovesse rimanere sorpreso, di certo non potrei non capirlo. "Prossima Fermata Nostalgiaplatz" è un libro di poesie di un esordiente che secondo me non ha niente da invidiare a nomi ben noti.
Stefano Lorefice ha uno stile molto secco ed ermetico e le sue liriche dallo sfondo sentimentale in un clima metropolitano non sono mai troppo zuccherose. Una cosa che mi ha lasciato davvero sorpresa è questa sua capacità di utilizzare una punteggiatura trasparente, si, proprio così, penso che la parola trasparente possa rendere bene quel che intendo dire... In teoria la punteggiatura nei suoi versi è quasi del tutto assente, ma in pratica è come se ci fosse in quanto leggendo queste poesie ti rendi conto di dove ti devi soffermare come se ci fosse un punto oppure una virgola. penso che per essere in grado di creare una cosa del genere bisogna avere un'ottima dimestichezza con le parole, con il linguaggio.
per me, il miglior libro di poesie dell'anno e indubbiamente uno dei migliori che abbia mai letto.
"mi hai lasciato un buon sapore/ la tua pelle forse/ il modo in cui ti muovevi/ il semplice restare sospesi"
"stavo pensando che non mi piaci poi così tanto/ sì scopi bene/ ma l'approccio non è sincero/ un passo sulle scale e sono stanco [...]"
Sicuramente una poesia giovanile, che magari non è nemmeno così tanto introspettiva, non è carica nemmeno di paroloni, frasi ad effetto, odio fine a se stesso, una poesia che parla di piccole cose, di sentimenti, di ricordi, parole che suonano da sole e che trasmettono un senso di tranquillità. A me è piaciuta moltissimo.
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13:14
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mercoledì, marzo 03, 2004
Rivista Container nr. 3
Recensione di "Prossima Fermata Nostalgiaplatz"
“Leggere questa prima raccolta di poesie di Stefano Lorefice è stata un’esperienza unica ed emozionante. Ogni tanto succede (per fortuna) che qualcuno emerga, nel panorama editoriale italiano, con un’opera diversa, interessante e, non per ultimo, coraggiosa. Ecco, quindi, in una piacevole edizione libraria(sobria quanto basta), schiudersi davanti ai nostri occhi un mondo sorprendente: cinquanta poesie, cinquanta sprazzi, cinquanta piccoli stralci d’esistenza. Lorefice è un poeta, non c’è dubbio, ma un poeta dei nostri tempi: figlio diretto della parola-immagine, del post-modernismo, del verbo filtrato e trasformato in linguaggio visuale. Se leggete questo libro cercandovi la poesia in quanto tale, è meglio che lasciate perdere da subito. Qui troverete parole brevi, frasi spezzate, discorsi lasciati a metà, quasi fossero passati per le lame di un tritacarne: conversazioni a brandelli, taglienti e spietate, che durano meno di una sigaretta fumata da soli, al buio. Eppure, nonostante tutto, queste parole sono poesia, perché sanno di vita vera, pulsante, vissuta sull’orlo del baratro e che, cristallizzandosi all’interno di una pagina bianca, testimoniano la presenza di un preciso ritmo stabilito, di un senso nascosto dietro le apparenze, di un percorso alternativo…come a dire che il senso non è li ma altrove, da qualsiasi parte ma non fra quelle quelle righe appena lette. L’autore è un gran confezionatore di mosaici linguistici ed emotivi, di metriche suadenti e perfette, di cadenze gelide e intense, che schizzano veloci ed implacabili nel cervello del lettore, quasi fossero proiettili sparati a bruciapelo nella nuca. In un’ambientazione livida e metropolitana, Lorefice mescola con maestria scrittura ed influenze rock, vibrazioni jazz e blues, inglesismi e spazi silenziosi, sangue e umori. Compone una sua originale, personalissima colonna sonora in cui ogni frammento, ogni attimo, ogni flash è unito da un unico melanconico filo conduttore, carico di densità espressiva all’ennesima potenza. Un libro significativo, inimitabile, che va letto con il cuore e lo stomaco (perché parla anche di noi, del nostro vissuto), rischiando di perdersi nei piccoli angoli umidi di quelle “stanze al neon blu”, citate nel retrocopertina. Ottimo esordio di un autore giovanissimo, che annovero fra i più promettenti degli ultimi anni (insieme a Marco Saya e Fabrizio Bianchi). Consigliato a chi preferisce attendere la prossima fermata, per scendere e dare un’occhiata.” A. Dezi Direttore Responsabile di “Container”
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20:17
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